Il Ju-Jitsu (Jitsu: arte o tecnica – Ju: dell’agilità, flessibilità, gentilezza, elasticità) è una tecnica la cui essenza risiede nella capacità di sfruttare le potenzialità del corpo e l’energia dell’avversario.

Si racconta che il Ju-Jitsu nacque grazie all’intuizione di un medico giapponese, Shirobei Akiyama, il quale, dopo una grande nevicata, notò che i rami degli alberi più robusti si spezzavano sotto il peso della neve, mentre quelli di un Salice, più esili, rimanevano intatti. Questi ultimi, infatti, erano in grado di flettersi, facendo così scivolare via la neve in eccesso.

Da questa osservazione nacque il principio di “non resistenza” che Akiyama, che era anche uno studioso di metodi di combattimento in Cina, applicò nella tecnica di combattimento che più tardi prese il nome di Jiu-Jitsu.

Filosofia

Oggigiorno il Jiu-Jitsu è molto più che una tecnica di difesa personale: esso è un’arte che non usa la forza per vincere, ma eleganza, flessibilità, agilità. Il Jiu-Jitsu incarna il concetto della capacità di “flettersi”del ramo di Salice, piuttosto che “scontrarsi” nel tentativo di sopraffare l’avversario. Dal punto di vista pratico significa apprendere tecniche per lasciare che la forza dell’avversario si perda nel vuoto, controllare un arto in leva senza spezzarlo e altre pratiche che favoriscono lo sviluppo fisico e psichico dell’allievo, il rispetto per l’avversario e il controllo sulle proprie emozioni e aggressività.

Brazilian Jiu Jitsu

Il Jiu-Jitsu si diffuse in Brasile grazie all’arrivo, nel 1914, di Mitsuyo Maeda, console giapponese ed esperto di Jūdō Kodokan, in particolare nella lotta a terra. Il maestro fondò un  Dōjō e accettò come allievo Carlos Gracie, figlio di Gastão Gracie, partner commerciale dell’American Circus a Belém. Carlos trasferì gli insegnamenti ricevuti ai suoi fratelli e con loro iniziò ad insegnare a Botafogo. Il più piccolo dei fratelli, Helio, di fragile costituzione, si trasferì qualche anno dopo nella scuola e iniziò a seguire gli allenamenti. Proprio a causa della sua gracilità, che non gli permetteva di opporsi con resistenza agli attacchi dell’avversario, sviluppò un suo modo di combattere che venne chiamato il Gracie Jiu-Jitsu.

Negli anni ’80 alcuni elementi della famiglia Gracie emigrarono negli Usa e organizzarono tornei tra differenti discipline. Nel 1993 venne presentato l’Ultimate Fighting Championship. In tale occasione venne dimostrata l’efficacia del Jiu-Jitsu Brasiliano. Nonostante i pronostici favorissero discipline come la boxe o kickboxing, Royce Gracie, figlio di Helio, vinse contro gli altri lottatori, indipendentemente dal loro peso e forza. Questo inaspettato risultato rese il Jiu-Jitsu brasiliano famoso in tutto il mondo.

Storia del Jiu-Jitsu

Il Jiu-Jitsu è una delle più antiche Arti Marziali di origine giapponese. Questa disciplina, conosciuta anche con i nomi Yawara, Wa-Jutsu, Kogusoku, Taijutsu, Kumiuchi, Kempo, Torite, Hakuda, Koshi-No-Mawari (…), comprende tecniche di combattimento a mani nude ed è la madre di molte altre Arti Marziali moderne.

Viene praticato da scuole e, in base a queste, può essere differente nel metodo e nella filosofia, ma resta invariato nel suo principio fondamentale, la capacità di sfruttare il proprio corpo e l’energia dell’avversario.

Le origini del Jiu-Jitsu si perdono nel tempo, ma pare che risalgano al 230 a.C., secondo alcuni documenti giapponesi. La maggior parte delle fonti storiche concorda che l’origine del Jiu-Jitsu, inteso come una disciplina a sé, sia intorno al 1600-1650. In questo periodo le scuole ebbero una grande crescita, favorita anche dal momento storico che, prima dell’arrivo delle armi da fuoco, vedeva nel combattimento corpo a corpo una risorsa importante di difesa e di attacco. In seguito al restauro del potere imperiale, all’arrivo delle armi da fuoco ed alla scomparsa dei samurai, il Jiu-Jitsu, come altre Arti Marziali, conobbe un periodo di declino. Molte scuole chiusero e quelle rimaste venivano frequentare da persone che combattevano per denaro, molto lontane dalla nobile arte dei samurai, condizionando negativamente l’opinione del popolo. Fu nel periodo chiamato Restaurazione Meiji che, grazie a Jigoro Kano, il Jiu-Jitsu, con il nome di Jūdō Kodokan, fu riproposto come metodo educativo e integrato nei programmi scolastici e di addestramento delle forze armate statali giapponesi.

In tempi più recenti, il Jiu-Jitsu è stato utilizzato dai soldati nipponici nell’ultimo conflitto mondiale ed è divenuto, nel dopoguerra, il principale metodo di difesa dei Marines e di altri corpi speciali.

 

Approfondimenti

COSTA C., Ju-Jitsu per tutti, Mediterranee, Roma, 1994

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